“Vuoi diventare Cercatore dell’Incanto?” è un progetto di crowdsourcing ideato dal
regista-sceneggiatore Michele Lanubile per la creazione collettiva di un Atlante Emozionale dell’Incanto:
un archivio universale dove ogni Luogo si sceglie per l’Incanto, l’emozione bella e autentica che si desidera vivere e che appartiene a quel Luogo.
IL PROGETTO
Siamo abituati a cercare una destinazione e poi partire. L’Atlante Emozionale dell’Incanto prova a capovolgere questa prospettiva: partire da ciò che desideriamo sentire per arrivare al Luogo capace di evocarlo.
Il compito del Cercatore è mettersi in ascolto, riconoscere l’Incanto del Luogo e dargli un nome.
Per me l’ARMONIA non è assenza di contrasti. È il modo in cui le cose diverse riescono a stare insieme senza annullarsi. È un equilibrio vivo, mai perfettamente fermo, fatto di continui piccoli aggiustamenti. In questo senso la sento molto vicina all’idea dell’Incanto proposta dal progetto, dove un luogo non è soltanto qualcosa che osserviamo, ma diventa un’esperienza interiore, capace di far emergere e nominare una particolare sfumatura emotiva.
Penso all’ARMONIA come al respiro.
Inspiro e accolgo, espiro e restituisco. Non posso fare soltanto una delle due cose. La vita stessa sembra ricordarmi continuamente questa reciprocità. Il giorno lascia spazio alla notte, il pieno al vuoto, il movimento alla quiete. Anche il corpo prende ciò di cui ha bisogno e poi lascia andare. Ciò che entra deve, in qualche modo, poter uscire. Trattenere tutto romperebbe l’equilibrio.
Forse è proprio questo che per me significa ARMONIA. Sentire che corpo, pensieri ed emozioni non sempre dicono la stessa cosa, ma possono ascoltarsi e trovare un messaggio in comune. Non immagino la luce senza l’ombra, la gioia senza la possibilità della tristezza, l’incontro senza la separazione, la vita senza la morte.
Ogni cosa sembra acquistare senso solo grazie al suo contrario e al continuo passaggio tra equilibrio e movimento.
E infine c’è il vuoto, che può sembrare una mancanza, ma io provo a pensarlo come spazio disponibile. Dove non c’è qualcosa, può esserci posto perché qualcosa arrivi. Una pausa rende possibile un nuovo respiro, il silenzio permette di ascoltare, una distanza può creare il desiderio di avvicinarsi.
La mia sfumatura dell’ARMONIA è quindi questa. Connessione, equilibrio e scambio. Dare e ricevere. Entrare e uscire. Avvicinarsi e lasciare andare. Non cercare di eliminare gli opposti, ma permettere loro di incontrarsi. E forse sentirmi in ARMONIA significa proprio questo, percepire per un momento che nulla deve essere aggiunto e nulla deve essere tolto, perché anche ciò che sembra vuoto ha già il suo posto.
Cristian Stifano – Dottorando in Scienze delle Relazioni Umane – Dipartimento For. Psi. Com Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”
L’entusiasmo è ciò che ci fa sentire vivi e di stare vivendo. La capacità di entusiasmarsi è la cosa più preziosa che si può provare. L’entusiasmo di fronte al sole che sorge e dà inizio ad un nuovo giorno, l’entusiasmo quando si è in viaggio in un posto nuovo o si entra in contatto con una cultura diversa dalla propria. È quella spinta che ci porta a guardare ciò che abbiamo davanti con curiosità, come se per un momento riuscissimo a sottrarlo all’abitudine.
Ci si può entusiasmare per qualcosa di straordinario ma anche per ciò che è piccolo e apparentemente consueto: una conversazione inattesa, una canzone ascoltata nel momento giusto, un paesaggio familiare illuminato in modo diverso, un progetto che comincia a prendere forma. Forse è proprio questo il valore dell’entusiasmo: non dipende soltanto da ciò che accade ma dalla disponibilità a lasciarsi raggiungere da ciò che accade. Quando ci entusiasmiamo il tempo sembra acquistare una consistenza diversa: siamo più presenti, più coinvolti, più aperti a ciò che potrebbe succedere. Ed è forse in quei momenti, anche brevissimi, che si avverte con maggiore chiarezza non soltanto di essere vivi ma di stare davvero vivendo.
S. L. – Dipartimento For. Psi. Com. Università degli Studi di Bari Aldo Moro
Ricordo ancora la prima volta che ho ascoltato una canzone e ho sentito qualcosa muoversi dentro di me, una sensazione che non riuscivo nemmeno a spiegare.
La musica, quando la incontri per la prima volta, potrebbe sembrarti semplicemente un insieme di suoni messi uno dopo l’altro, ma quando riesce veramente a toccare il cuore, si trasforma in qualcosa di straordinariamente più profondo.
Ha il potere di raccontare emozioni che le parole non riescono a esprimere, di riportare in superficie ricordi e pensieri che teniamo sepolti, quelli che non abbiamo il coraggio di dire ad alta voce
La PROFONDITÀ è come quando ascolti una canzone e ogni volta trovi un dettaglio che prima non avevi visto, può stare nascosta in una melodia, in una voce, in un accordo o anche in un momento di silenzio.
Una canzone può farci sentire felici, oppure può farci sentire malinconici, nostalgici o tenerci tranquilli, portandoci dritti in un momento preciso della nostra vita.
Non vuol dire per forza fare cose complicate. A volte servono solo poche note, suonate proprio come si deve, per farci sentire un’emozione enorme. è quella capacità di andare oltre quello che sentiamo con le orecchie e lasciare che il suono arrivi in un posto molto più intimo.
La musica ci aiuta a scoprire parti di noi che spesso teniamo nascoste, è un linguaggio che non serve spiegare, perché certe emozioni si capiscono soltanto ascoltando. La PROFONDITÀ non si misura contando quanti suoni ci sono, ma da quello che la musica riesce a lasciare dentro di noi.
Cristian
La parola MERAVIGLIA la conosco da quando ero bambino, anche se in realtà a quel tempo non ho mai provato questa emozione.
L’ho provata recentemente, quando ho iniziato gli studi in questo Liceo Scientifico. Un giorno, nelle ore di Scienze, la professoressa ha spiegato degli argomenti sulla natura e sull’astronomia, e ci ha fatto vedere le foto degli astri. In quell’istante ho provato MERAVIGLIA, per l’aurora boreale, per l’aurora astrale, per le altre stelle. Ciò che mi affascina è che ancora oggi gli uomini continuano a scoprire tante altre stelle, a studiare ed osservare gli astri. Mi ricordo che una volta sono andato a casa di mia nonna, in una zona circondata dalle montagne. Al mattino si presentava come una città tranquilla, le auto erano davvero poche. Ma una notte, verso le 23:00, quando sono uscito con i miei amici e camminavamo per le strade luminose, mi sono chiesto come mai i lampioni facessero tutta questa luce. Il mio amico mi disse di guardare su: ho alzato la testa al cielo e ho provato la vera MERAVIGLIA: prima per me era solo una foto vista a scuola, questa volta le stelle erano vere!
Le stelle sono luminose come le perle splendenti e avendole studiate ho saputo riconoscerle. Per esempio, “Polaris” è la stella più famosa, che può indicare il Nord. Tutto questo per me rappresenta la MERAVIGLIA, perché anche se continuiamo a scoprire, non conosciamo ancora l’origine dell’universo. Abbiamo fatto tante scoperte, ma ci sono ancora spazi infiniti da esplorare. Non sappiamo ancora quanti, ma questo mi dà l’idea di come l’umanità sia così piccola davanti all’universo infinito.
S. Y.-2^ D – Liceo “Arcangelo Scacchi” di Bari
Giunge sempre il mio pensiero – al ricordo di quella solitudine che si vive in tempi di infanzia e di adolescenza e che, al momento propizio, svela qualcosa in più circa la propria natura – ad un carrubo, in un trullo in Valle d’ Itria. Quell’albero di carrube rappresenta per me l’ INTIMITA’.
All’ombra di quelle foglie ampie e dense, ho spesso trovato una sensazione di protezione e di profonda cura verso il mio mondo interiore, di attenzione alle passioni e ai desideri più remoti dell’anima.
Non si tratta di semplice introspezione, si tratta, per me, di momenti in cui si percepisce il calore di una culla. In quei momenti, mente ed emozioni navigano libere ed esenti da ogni tipo di giudizio.
Negli anni ho ritrovato quello stesso tipo di calore, di INTIMITA’, anche nel rapporto con l’altro, quando una forte sensazione di amore – familiare, amichevole o relazionale, poco importa, sovrasta le barriere che naturalmente poniamo verso il mondo, e rimangono solo due individui, nella loro purezza. E’ stata per me un’esperienza straordinaria che mi ha svelato come si possa raggiungere un profondo stato di INTIMITA’ anche aprendosi all’altro e alla sua comprensione.
Nello stato di INTIMITA’ il tempo si sospende, il chiasso è immediatamente più ovattato, rimane solo un’eco dentro di noi che ci sussurra qualcosa; tutto il resto scivola via indifferente.
Emilio
L’attesa non è solo un tempo vuoto o passivo in cui si aspetta che qualcosa accada o arrivi. Può essere anche un tempo in cui ci si può fermare a guardarsi dentro, esplorare, crescere e migliorarsi, capire cosa è realmente importante per se stessi. In questo momento, l’attesa mi sta insegnando soprattutto la pazienza e mi sta mostrando quanto possa essere un’alternativa al semplice vivere tutto di corsa. Se dovessi cercare una metafora, direi che l’attesa è come trovarsi su una barca, in un mare calmo, senza riuscire ancora a vedere il punto di arrivo.
E io, in questo momento, vorrei immaginarmi proprio lì: sdraiata su quella barca, a contemplare il cielo e l’acqua. Quando tutto scorre velocemente e senza interruzioni, si rischia infatti di vivere la vita in modo troppo automatico, senza soffermarsi davvero su di essa. L’attesa, invece, introduce una pausa che può permetterci di osservare e dare significato a ciò che viviamo.
Quindi, ecco, imparare a essere presenti nell’attesa e a godersi anche questa dimensione della vita.
Diana Sarcina – Dipartimento For. Psi. Com. Università degli Studi di Bari Aldo Moro
A volte sappiamo che un Luogo ci ha toccati, ma non sappiamo spiegare perché. Il progetto parte proprio da qui: imparare a riconoscere e nominare le emozioni dei Luoghi.
Dare loro un nome significa renderle più visibili, comprenderle e imparare ad attraversarle.
Quando sono belle, possiamo viverle con maggiore intensità e imparare a ritrovarle consapevolmente.
L’ISPIRAZIONE
DIVENTA CERCATORE DELL’INCANTO
Puoi scegliere liberamente tra due modalità:
• Opzione A - Voce fuori campo: inquadra soltanto il Luogo senza comparire in video, mentre la tua voce racconta.
• Opzione B - Video selfie: ti inquadri in primo piano con il Luogo ben visibile alle tue spalle, parlando verso la camera.
Nel tuo video racconta queste 4 informazioni chiave, in questo preciso ordine:
1. Dove ti trovi (indica il nome del Luogo, naturale o urbano)
2. Il nome dell'Incanto (riconosci l’emozione del Luogo e scegli il nome dalla Cassettiera delle emozioni)
3. La Sfumatura Emotiva (racconta un tuo breve aneddoto, poesia, fantasia o musica evocata)
4. Il tuo Nome (o Nickname) da Cercatore
Esempio: «Sono qui al Molo San Nicola di Bari. Il nome dell’Incanto è Sospensione. La Sfumatura Emotiva è: mi sento galleggiare tra il cielo e il mare, senza fretta. Sono Michele, Cercatore dell'Incanto.»
Invia il video all’indirizzo email cercatoridellincanto@gmail.com.
Dopo la validazione, il tuo video entrerà ufficialmente nell'Atlante Emozionale dell'Incanto.
Realizzato da Zefirofiu
Il progetto “Vuoi diventare Cercatore dell’Incanto?” nasce dalla visione di Zefirofiu, produzione indipendente pugliese che concepisce i contenuti audiovisivi come occasione di evoluzione individuale e sociale, e che ne ha curato la realizzazione tecnica e i laboratori.
Con il sostegno del Ministero della Cultura
In collaborazione con
Partner Istituzionale Liceo Scientifico “Arcangelo Scacchi” di Bari
Il presente lavoro è stato svolto nell’ambito del progetto supportato dai contributi per i Progetti Speciali del Ministero della Cultura (MiC) – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo, con la compartecipazione del Liceo Scientifico Statale ‘A. Scacchi’.
Partner Scientifico Dipartimento di Scienze della Formazione, Psicologia, Comunicazione della Università degli Studi di Bari
Il Dipartimento For. Psi. Com. accompagna il progetto con il proprio contributo scientifico, rafforzandone la dimensione di ricerca e valorizzazione del rapporto tra luoghi, emozioni e territorio.
Con il contributo di
Fondazione Puglia sostiene il progetto e il suo percorso di sviluppo, contribuendo alla valorizzazione di un’iniziativa dedicata alla bellezza dei luoghi e alla dimensione emotiva dell’esperienza.
Assessorato alla Conoscenza – Comune di Bari ha contribuito alla realizzazione del progetto, riconoscendone il valore formativo e il legame con il territorio.