Le emozioni dei Cercatori

Le emozioni ci accompagnano prima ancora che impariamo a raccontarle. Riconoscerle, dare loro un nome e trovare le parole per condividerle significa imparare a conoscere meglio noi stessi e gli altri.

L’ARMONIA è il sentimento per me più bello dei tutti. Molto difficile da trovare, ma quando non ti disturba nessuno prima di dormire, senti una bella sensazione di grande pace. ARMONIA ed equilibrio mentale significano capacità di accettare le proprie emozioni senza giudicarsi. È quel benessere fisico quando il corpo esce dalla modalità di stress continuo. L’ARMONIA non si può forzare, lei non si accende al comando: “io voglio armonia” non funziona cosi, no.

La vera ARMONIA nasce da sola, quando stai calma, sai che tutto va bene, oppure domani non devi fare niente perché è un fine settimana molto noioso. Io non lego le mie emozioni a qualche luogo in particolare, ma solo quando sto da sola, o quando sono in compagnia di qualche mia amica: sono questi i momenti in cui riesco a legare i luoghi alle emozioni. Se sono da sola è difficile, ma se in compagnia di qualcuno, al 100% costruiamo storie che mi fanno pensare e sorridere.

Z. M.-2^E-Liceo Scientifico Statale “A. Scacchi” di Bari

C’è un posto subito fuori al grazioso paesino di Vence in Provenza, che parla di amore e semplicità, fa entrare il visitatore in uno stato di GRAZIA attraverso la semplicità e l’ARMONIA delle forme.

La cappella di Saint Marie du Rosaire è l’ultima opera di Henry Matisse, nata dall’incontro dell’artista con la malattia e la capacità di trasformarla in creatività grazie anche alle cure e all’amicizia dell’infermiera suora del convento, Maria appunto. La visita è un percorso di luci, colori ricorrenti che si trasformano con la luce del sole, e forme sempre più asciutte, nitide quasi elementari che fanno immergere il visitatore in uno spazio raccolto e un tempo indefinito in cui ci si sente accolti e protetti.

Matisse ha già asciugato le sue opere di tutti i dettagli lasciando l’essenziale in grado di evocare e suscitare emozioni: la Madonna col suo bambino, la via Crucis con le sue tappe e San Domenico con la sua sacralità. Il bianco dei tratti disegnati accoglie i segni essenziali del nero, non c’è nulla di superfluo, tutto è stato pensato, progettato dall’artista, eppure tutto sembra inevitabile ed imprescindibile: linee, luce e silenzio dialogano con una semplicità quasi musicale. È un luogo in cui l’arte non riempie lo spazio, ma lo anima e gli dona un’incredibile ARMONIA.

Vanja

Per me l’ENTUSIASMO è quella sensazione di forte motivazione, energia e voglia di fare. Quando
sono entusiasta mi sento motivata, curiosa e pronta a mettermi alla prova. L’ENTUSIASMO rende tutto più semplice e aiuta a non arrendersi davanti alle difficoltà. Penso che sia un’emozione molto
importante perché ci spinge ad inseguire i nostri sogni e a dare il massimo.


Un’esperienza che mi ha fatto provare ENTUSIASMO è stata quando ho iniziato dei nuovi hobby.
All’inizio ero emozionata e non vedevo l’ora di imparare qualcosa di nuovo. Ogni piccolo
miglioramento mi rendeva felice e mi dava ancora più voglia di continuare. Grazie a
quell’esperienze ho capito che l’ENTUSIASMO può farci crescere e farci affrontare le sfide con un
sorriso.


A. A. J.-2^D-Liceo Scientifico Statale “A. Scacchi” di Bari

La MERAVIGLIA per me è un momento che rappresenta la sensazione di gioia e sorpresa dopo aver guardato qualcosa di bello, un momento che porta con se una sensazione di caldo, un momento positivo e colmo di una felicità dorata.
Ho provato questa emozione quando ho viaggiato in aereo per la prima volta nella mia vita: è stato il momento in cui ho visto che l’aereo stava volando sull’oceano.
Mi sono sentita così sorpresa e serena nel vedere l’oceano da così in alto: il colore dell’acqua era un bellissimo blu intenso che mi toccava l’anima. E’ il mio colore preferito, perché mi dà la sensazione di rimanere gentile e positiva anche se ci sono tanti motivi per non esserlo.

Il motivo per cui ho scelto questa emozione non è solo legato alla descrizione di una cosa, ma anche alla condivisione della mia esperienza, di come mi sono sentita in quel momento in cui ho visto l’oceano. Personalmente mi piace definirmi una persona che osserva: ogni volta che mi capitano piccoli momenti come questi, la mia mente smette di correre e osservo le cose in profondità, in tutta tranquillità.

H. W.-2^B-Liceo Scientifico Statale “A. Scacchi” di Bari

Per me la GRAZIA è un’emozione profonda: è la capacità di capire il valore di ciò che abbiamo e vivere in armonia con il mondo. Questa sensazione nasce dentro di me quando guardo la mia vita.
So che nel mondo ci sono tanti bambini che lottano ogni giorno, che non hanno abbastanza cibo o vestiti nuovi. Ma la riflessione più grande la faccio pensando ai miei genitori. Loro hanno avuto una vita molto più dura della mia: hanno iniziato a lavorare quando andavano ancora alle scuole medie e hanno fatto tantissima fatica. Oggi, grazie a tutti i loro sacrifici, mi regalano una vita bella e tranquilla.
Non devo lavorare, ho sempre da mangiare e mi comprano quello di cui ho bisogno.
Rispetto a loro e a chI soffre nel mondo, io mi sento davvero fortunata. Per me la GRAZIA è proprio questo: una profonda gratitudine per il lavoro duro dei miei genitori, che lottano ogni giorno per darmi delle opportunità che loro non hanno avuto.

A. M. P.-2^D-Liceo Scientifico Statale “A. Scacchi” di Bari

La parola SERENITÀ è spesso associata alla tranquillità, alla leggerezza e all’assenza di preoccupazioni. Riflettendo sul suo significato, però, mi sono resa conto che per me la serenità non coincide necessariamente con l’assenza di difficoltà, ma con la consapevolezza di avere accanto persone capaci di rendere più leggero anche ciò che, da sola, farei fatica ad affrontare. La mia SERENITÀ, infatti, ha soprattutto il volto delle persone che fanno parte della mia vita. Penso a mia mamma, che ogni giorno ascolta i miei pensieri, anche quando sono confusi e intrecciati tra loro, e riesce, attraverso le sue parole e i suoi consigli, ad aiutarmi a rimetterli in ordine. Penso a mio padre, ai suoi sacrifici quotidiani e al modo in cui, attraverso il suo impegno, ci permette di vivere con maggiore leggerezza e con una profonda gratitudine per ciò che abbiamo. Penso a mio fratello, mio grande complice, che mi trasmette serenità semplicemente ricordandomi, con la sua presenza, che nella vita non sarò mai davvero sola.

La SERENITÀ ha anche il volto del mio ragazzo, che ogni giorno mi rende grata per la persona che ho scelto di avere al mio fianco e per il bene che riesce a portare nella mia vita. Ha il volto dei miei amici e della mia famiglia, con cui condivido momenti, esperienze e ricordi che diventano preziosi proprio perché vissuti insieme. Per questo oggi penso che la SERENITÀ non sia necessariamente una condizione permanente, né qualcosa che possiamo costruire completamente da soli. È anche il risultato dell’ambiente affettivo nel quale scegliamo e abbiamo la fortuna di vivere. Sapere di poter contare su qualcuno, sentirsi ascoltati, compresi e amati permette di affrontare le difficoltà con una prospettiva diversa.

La mia SERENITÀ, quindi, nasce dalla consapevolezza di essere circondata da persone che rappresentano per me una forma di sicurezza e di amore. È una sensazione che riconosco nelle piccole cose quotidiane, nei momenti condivisi e nella certezza di avere qualcuno accanto. Ed è proprio questo che mi fa comprendere quanto, in fondo, i nostri stati d’animo non dipendano esclusivamente da noi, ma anche dalle relazioni che costruiamo e dalle persone che scegliamo di avere nella nostra vita. Per me, SERENITÀ significa sapere di non essere sola.

L.P. -Scienze della formazione primaria, Uniba

L’emozione della QUIETE mi ricorda quando io ed i miei amici di scuola abbiamo deciso di ritrovarci a casa di un nostro amico per passare del tempo insieme. Era pomeriggio e non c’erano molti rumori, e gli unici erano i nostri. Durante la serata ci siamo messi a fare tante cose, tra cui giocare con la console e mangiare qualcosa insieme. La prima cosa che abbiamo fatto è stata la merenda nel salottino, mangiando i nostri snack preferiti, come le patatine e i plum-cake. Successivamente ci siamo divisi in più gruppi per giocare alla console al nostro gioco preferito, ovvero la modalità multiplayer: alla fine la mia squadra ha vinto per poco. Nel frattempo, era passato molto tempo ed eravamo stanchi, quindi ci siamo messi a vedere un film popolare orientale di animazione in digitale.

Durante il film, mentre gli altri lo guardavano, ho cominciato a riflettere intensamente su questa serata insieme ai miei amici, notando l’aria tranquilla e famigliare dell’ambiente che suscitava una sensazione di QUIETE in me e in noi. Alla fine, ci siamo salutati e siamo ritornati tutti a casa, portando questa sensazione insieme a noi.

N.I.-1^D-Liceo Scientifico Statale “A. Scacchi” di Bari

Mi ricordo ancora bene quando ho provato quell’emozione STRUGGENTE, intendo l’anno scorso quando sono partita per fare il pellegrinaggio alla Mecca in Arabia Saudita per la prima volta nella mia vita. A volte, quando ripenso al mio viaggio dell’anno scorso, mi si riapre il cuore e mi sento ancora un po’ giù: l’unico modo per spiegare è profondo, unico e a tratti STRUGGENTE. Quell’esperienza spirituale mi ha cambiata profondamente: la bellezza della Mecca è qualcosa di indescrivibile. Quando ho visto la maestosa Ka’ba, con quel panno nero e i ricami dorati, ho avuto il fiato sospeso: era al centro della grande moschea e mi ha lasciato senza parole. Camminare sul marmo bianco, tra milioni di fratelli e sorelle da ogni parte del mondo ha fatto nascere in me un forte senso di umiltà, di appartenenza a qualcosa più grande di me, ovvero sentirsi parte di un’umanità più ampia. In quel luogo sacro, tra la luce intensa e il rumore delle preghiere, ho provato un cocktail di sentimenti che non dimenticherò mai. Da una parte mi sono sentita piccola davanti alla grandezza di Dio; dall’altra, ho provato una speranza sincera che non avevo mai conosciuta prima e una pace interiore che mi ha fatto sentire completa.

Ecco, la timidezza iniziale è scomparsa e mi sono sentita protetta, accolta e ancora, una volta tanto, sicura di me. Le lacrime che mi scendevano sul viso, non erano di tristezza, ma di gratitudine, di sollievo e di rinascita spirituale. Ero rimasta a bocca aperta per la meraviglia che sentivo nel vedere tante culture diverse unite in quel luogo da uno stesso amore e da una stessa fede, è un’emozione che non riesco a spiegare a parole. La vera bellezza della Mecca non si trova solo nella meravigliosa architettura della Ka’ba, ma nella sua profondità così speciale da riempire di gioia e di serenità il cuore di ogni musulmano. Ogni passo, ogni movimento, mi faceva sentire parte di qualcosa di enorme, di infinito. La combinazione di gioia e serenità che ho provato attorno alla Ka’ba ha cambiato per sempre il modo in cui vivo la mia fede e la mia vita. Quel viaggio è stato qualcosa di unico che ha lasciato un segno profondo nella mia anima e che porterò sempre con me, come una luce che mi guida nel futuro.

S. A. H.-3^E-Liceo Scientifico Statale “A. Scacchi” di Bari