Wonderseeker Emotions

Le emozioni ci accompagnano prima ancora che impariamo a raccontarle. Riconoscerle, dare loro un nome e trovare le parole per condividerle significa imparare a conoscere meglio noi stessi e gli altri.

Per me l’ARMONIA non è assenza di contrasti. È il modo in cui le cose diverse riescono a stare insieme senza annullarsi. È un equilibrio vivo, mai perfettamente fermo, fatto di continui piccoli aggiustamenti. In questo senso la sento molto vicina all’idea dell’Incanto proposta dal progetto, dove un luogo non è soltanto qualcosa che osserviamo, ma diventa un’esperienza interiore, capace di far emergere e nominare una particolare sfumatura emotiva. Penso all’ARMONIA come al respiro. Inspiro e accolgo, espiro e restituisco. Non posso fare soltanto una delle due cose. La vita stessa sembra ricordarmi continuamente questa reciprocità. Il giorno lascia spazio alla notte, il pieno al vuoto, il movimento alla quiete. Anche il corpo prende ciò di cui ha bisogno e poi lascia andare.

Ciò che entra deve, in qualche modo, poter uscire. Trattenere tutto romperebbe l’equilibrio. Forse è proprio questo che per me significa ARMONIA. Sentire che corpo, pensieri ed emozioni non sempre dicono la stessa cosa, ma possono ascoltarsi e trovare un messaggio in comune. Non immagino la luce senza l’ombra, la gioia senza la possibilità della tristezza, l’incontro senza la separazione, la vita senza la morte. Ogni cosa sembra acquistare senso solo grazie al suo contrario e al continuo passaggio tra equilibrio e movimento.

E infine c’è il vuoto, che può sembrare una mancanza, ma io provo a pensarlo come spazio disponibile. Dove non c’è qualcosa, può esserci posto perché qualcosa arrivi. Una pausa rende possibile un nuovo respiro, il silenzio permette di ascoltare, una distanza può creare il desiderio di avvicinarsi.

La mia sfumatura dell’ARMONIA è quindi questa. Connessione, equilibrio e scambio. Dare e ricevere. Entrare e uscire. Avvicinarsi e lasciare andare. Non cercare di eliminare gli opposti, ma permettere loro di incontrarsi. E forse sentirmi in ARMONIA significa proprio questo, percepire per un momento che nulla deve essere aggiunto e nulla deve essere tolto, perché anche ciò che sembra vuoto ha già il suo posto.

Cristian Stifano – Dottorando in Scienze delle Relazioni Umane – Dipartimento For. Psi. Com Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”
C’è un posto subito fuori al grazioso paesino di Vence in Provenza, che parla di amore e semplicità, fa entrare il visitatore in uno stato di GRAZIA attraverso la semplicità e l’ARMONIA delle forme.

La cappella di Saint Marie du Rosaire è l’ultima opera di Henry Matisse, nata dall’incontro dell’artista con la malattia e la capacità di trasformarla in creatività grazie anche alle cure e all’amicizia dell’infermiera suora del convento, Maria appunto. La visita è un percorso di luci, colori ricorrenti che si trasformano con la luce del sole, e forme sempre più asciutte, nitide quasi elementari che fanno immergere il visitatore in uno spazio raccolto e un tempo indefinito in cui ci si sente accolti e protetti.

Matisse ha già asciugato le sue opere di tutti i dettagli lasciando l’essenziale in grado di evocare e suscitare emozioni: la Madonna col suo bambino, la via Crucis con le sue tappe e San Domenico con la sua sacralità. Il bianco dei tratti disegnati accoglie i segni essenziali del nero, non c’è nulla di superfluo, tutto è stato pensato, progettato dall’artista, eppure tutto sembra inevitabile ed imprescindibile: linee, luce e silenzio dialogano con una semplicità quasi musicale. È un luogo in cui l’arte non riempie lo spazio, ma lo anima e gli dona un’incredibile ARMONIA.

Vanja
L’attesa non è solo un tempo vuoto o passivo in cui si aspetta che qualcosa accada o arrivi. Può essere anche un tempo in cui ci si può fermare a guardarsi dentro, esplorare, crescere e migliorarsi, capire cosa è realmente importante per se stessi. In questo momento, l’attesa mi sta insegnando soprattutto la pazienza e mi sta mostrando quanto possa essere un’alternativa al semplice vivere tutto di corsa. Se dovessi cercare una metafora, direi che l’attesa è come trovarsi su una barca, in un mare calmo, senza riuscire ancora a vedere il punto di arrivo.

E io, in questo momento, vorrei immaginarmi proprio lì: sdraiata su quella barca, a contemplare il cielo e l’acqua. Quando tutto scorre velocemente e senza interruzioni, si rischia infatti di vivere la vita in modo troppo automatico, senza soffermarsi davvero su di essa. L’attesa, invece, introduce una pausa che può permetterci di osservare e dare significato a ciò che viviamo. Quindi, ecco, imparare a essere presenti nell’attesa e a godersi anche questa dimensione della vita.

Diana Sarcina – Dipartimento For. Psi. Com. Università degli Studi di Bari Aldo Moro
L’entusiasmo è ciò che ci fa sentire vivi e di stare vivendo. La capacità di entusiasmarsi è la cosa più preziosa che si può provare. L’entusiasmo di fronte al sole che sorge e dà inizio ad un nuovo giorno, l’entusiasmo quando si è in viaggio in un posto nuovo o si entra in contatto con una cultura diversa dalla propria. È quella spinta che ci porta a guardare ciò che abbiamo davanti con curiosità, come se per un momento riuscissimo a sottrarlo all’abitudine.

Ci si può entusiasmare per qualcosa di straordinario ma anche per ciò che è piccolo e apparentemente consueto: una conversazione inattesa, una canzone ascoltata nel momento giusto, un paesaggio familiare illuminato in modo diverso, un progetto che comincia a prendere forma. Forse è proprio questo il valore dell’entusiasmo: non dipende soltanto da ciò che accade ma dalla disponibilità a lasciarsi raggiungere da ciò che accade. Quando ci entusiasmiamo il tempo sembra acquistare una consistenza diversa: siamo più presenti, più coinvolti, più aperti a ciò che potrebbe succedere. Ed è forse in quei momenti, anche brevissimi, che si avverte con maggiore chiarezza non soltanto di essere vivi ma di stare davvero vivendo.

S. L. – Dipartimento For. Psi. Com. Università degli Studi di Bari Aldo Moro
La parola MERAVIGLIA la conosco da quando ero bambino, anche se in realtà a quel tempo non ho mai provato questa emozione.

L’ho provata recentemente, quando ho iniziato gli studi in questo Liceo Scientifico. Un giorno, nelle ore di Scienze, la professoressa ha spiegato degli argomenti sulla natura e sull’astronomia, e ci ha fatto vedere le foto degli astri. In quell’istante ho provato MERAVIGLIA, per l’aurora boreale, per l’aurora astrale, per le altre stelle. Ciò che mi affascina è che ancora oggi gli uomini continuano a scoprire tante altre stelle, a studiare ed osservare gli astri. Mi ricordo che una volta sono andato a casa di mia nonna, in una zona circondata dalle montagne. Al mattino si presentava come una città tranquilla, le auto erano davvero poche. Ma una notte, verso le 23:00, quando sono uscito con i miei amici e camminavamo per le strade luminose, mi sono chiesto come mai i lampioni facessero tutta questa luce. Il mio amico mi disse di guardare su: ho alzato la testa al cielo e ho provato la vera MERAVIGLIA: prima per me era solo una foto vista a scuola, questa volta le stelle erano vere!

Le stelle sono luminose come le perle splendenti e avendole studiate ho saputo riconoscerle. Per esempio, “Polaris” è la stella più famosa, che può indicare il Nord. Tutto questo per me rappresenta la MERAVIGLIA, perché anche se continuiamo a scoprire, non conosciamo ancora l’origine dell’universo. Abbiamo fatto tante scoperte, ma ci sono ancora spazi infiniti da esplorare. Non sappiamo ancora quanti, ma questo mi dà l’idea di come l’umanità sia così piccola davanti all’universo infinito.

S. Y.-2^ D – Liceo “Arcangelo Scacchi” di Bari
Ricordo ancora la prima volta che ho ascoltato una canzone e ho sentito qualcosa muoversi dentro di me, una sensazione che non riuscivo nemmeno a spiegare. La musica, quando la incontri per la prima volta, potrebbe sembrarti semplicemente un insieme di suoni messi uno dopo l’altro, ma quando riesce veramente a toccare il cuore, si trasforma in qualcosa di straordinariamente più profondo. Ha il potere di raccontare emozioni che le parole non riescono a esprimere, di riportare in superficie ricordi e pensieri che teniamo sepolti, quelli che non abbiamo il coraggio di dire ad alta voce La PROFONDITÀ è come quando ascolti una canzone e ogni volta trovi un dettaglio che prima non avevi visto, può stare nascosta in una melodia, in una voce, in un accordo o anche in un momento di silenzio.

Una canzone può farci sentire felici, oppure può farci sentire malinconici, nostalgici o tenerci tranquilli, portandoci dritti in un momento preciso della nostra vita. Non vuol dire per forza fare cose complicate. A volte servono solo poche note, suonate proprio come si deve, per farci sentire un’emozione enorme. è quella capacità di andare oltre quello che sentiamo con le orecchie e lasciare che il suono arrivi in un posto molto più intimo. La musica ci aiuta a scoprire parti di noi che spesso teniamo nascoste, è un linguaggio che non serve spiegare, perché certe emozioni si capiscono soltanto ascoltando. La PROFONDITÀ non si misura contando quanti suoni ci sono, ma da quello che la musica riesce a lasciare dentro di noi.

Cristian
Giunge sempre il mio pensiero – al ricordo di quella solitudine che si vive in tempi di infanzia e di adolescenza e che, al momento propizio, svela qualcosa in più circa la propria natura – ad un carrubo, in un trullo in Valle d’ Itria. Quell’albero di carrube rappresenta per me l’ INTIMITA’.

All’ombra di quelle foglie ampie e dense, ho spesso trovato una sensazione di protezione e di profonda cura verso il mio mondo interiore, di attenzione alle passioni e ai desideri più remoti dell’anima. Non si tratta di semplice introspezione, si tratta, per me, di momenti in cui si percepisce il calore di una culla. In quei momenti, mente ed emozioni navigano libere ed esenti da ogni tipo di giudizio.

Negli anni ho ritrovato quello stesso tipo di calore, di INTIMITA’, anche nel rapporto con l’altro, quando una forte sensazione di amore – familiare, amichevole o relazionale, poco importa, sovrasta le barriere che naturalmente poniamo verso il mondo, e rimangono solo due individui, nella loro purezza. E’ stata per me un’esperienza straordinaria che mi ha svelato come si possa raggiungere un profondo stato di INTIMITA’ anche aprendosi all’altro e alla sua comprensione. Nello stato di INTIMITA’ il tempo si sospende, il chiasso è immediatamente più ovattato, rimane solo un’eco dentro di noi che ci sussurra qualcosa; tutto il resto scivola via indifferente.

Emilio
La parola SERENITÀ è spesso associata alla tranquillità, alla leggerezza e all’assenza di preoccupazioni. Riflettendo sul suo significato, però, mi sono resa conto che per me la serenità non coincide necessariamente con l’assenza di difficoltà, ma con la consapevolezza di avere accanto persone capaci di rendere più leggero anche ciò che, da sola, farei fatica ad affrontare. La mia SERENITÀ, infatti, ha soprattutto il volto delle persone che fanno parte della mia vita. Penso a mia mamma, che ogni giorno ascolta i miei pensieri, anche quando sono confusi e intrecciati tra loro, e riesce, attraverso le sue parole e i suoi consigli, ad aiutarmi a rimetterli in ordine. Penso a mio padre, ai suoi sacrifici quotidiani e al modo in cui, attraverso il suo impegno, ci permette di vivere con maggiore leggerezza e con una profonda gratitudine per ciò che abbiamo. Penso a mio fratello, mio grande complice, che mi trasmette serenità semplicemente ricordandomi, con la sua presenza, che nella vita non sarò mai davvero sola.

La SERENITÀ ha anche il volto del mio ragazzo, che ogni giorno mi rende grata per la persona che ho scelto di avere al mio fianco e per il bene che riesce a portare nella mia vita. Ha il volto dei miei amici e della mia famiglia, con cui condivido momenti, esperienze e ricordi che diventano preziosi proprio perché vissuti insieme. Per questo oggi penso che la SERENITÀ non sia necessariamente una condizione permanente, né qualcosa che possiamo costruire completamente da soli. È anche il risultato dell’ambiente affettivo nel quale scegliamo e abbiamo la fortuna di vivere. Sapere di poter contare su qualcuno, sentirsi ascoltati, compresi e amati permette di affrontare le difficoltà con una prospettiva diversa.

La mia SERENITÀ, quindi, nasce dalla consapevolezza di essere circondata da persone che rappresentano per me una forma di sicurezza e di amore. È una sensazione che riconosco nelle piccole cose quotidiane, nei momenti condivisi e nella certezza di avere qualcuno accanto. Ed è proprio questo che mi fa comprendere quanto, in fondo, i nostri stati d’animo non dipendano esclusivamente da noi, ma anche dalle relazioni che costruiamo e dalle persone che scegliamo di avere nella nostra vita. Per me, SERENITÀ significa sapere di non essere sola.

L.P. -Scienze della formazione primaria, Uniba
HARMONY is, for me, the most beautiful feeling of all. It’s very hard to find, but when no one disturbs you before you go to sleep, you feel a wonderful sense of deep peace.

HARMONY and mental balance mean the ability to accept your own emotions without judging yourself. It’s that physical well-being you feel when your body steps out of a state of constant stress. HARMONY can’t be forced; it doesn’t just switch on at the command: “I want harmony”—it doesn’t work that way, no. True HARMONY arises on its own, when you’re calm, when you know everything is fine, or when you don’t have to do anything tomorrow because it’s a very boring weekend. I don’t tie my emotions to any particular place, but only when I’m alone, or when I’m with one of my friends: these are the moments when I’m able to link places to emotions. If I’m alone, it’s difficult, but if I’m with someone, we 100% create stories that make me think and smile.

Z. M.-2^E-Liceo Scacchi
For me, ENTHUSIASM is that feeling of strong motivation, energy, and a desire to take action. When I’m enthusiastic, I feel motivated, curious, and ready to challenge myself. ENTHUSIASM makes everything easier and help us not to give up when faced with difficulties. I think it’s a very important emotion because it drives us to pursue our dreams and give it our all.

One experience that made me feel ENTHUSIASM was when I took up some new hobbies. At first, I was excited and couldn’t wait to learn something new. Every small improvement made me happy and gave me even more motivation to keep going. Thanks to that experience, I realized that ENTHUSIASM can help us grow and face challenges with a smile

A. A. J.-2^D-Liceo Scacchi
For me, GRACE is a profound emotion: it’s the ability to understand the value of what we have and to live in harmony with the world. This feeling arises within me when I look at my life. I know that there are many children in the world who struggle every day, who don’t have enough food or new clothes. But my deepest reflection comes when I think about my parents. They’ve had a much harder life than I have: they started working while they were still in middle school and struggled immensely. Today, thanks to all their sacrifices, they’ve given me a beautiful, peaceful life. I don’t have to work, I always have enough to eat, and they buy me whatever I need.

Compared to them and to those who suffer around the world, I feel truly lucky. For me, GRACE is exactly this: a deep gratitude for my parents’ hard work, as they struggle every day to give me opportunities they never had.
A. M. P.-2^D-Liceo Scacchi
For me, WONDER is a moment that embodies the feeling of joy and surprise after seeing something beautiful—a moment that brings with it a sense of warmth, a positive moment filled with golden happiness.
I felt this emotion when I flew on an airplane for the first time in my life: it was the moment I saw that the plane was flying over the ocean. I felt so surprised and at peace seeing the ocean from so high up: the color of the water was a beautiful, deep blue that touched my soul. It’s my favorite color because it gives me the feeling of staying kind and positive even when there are so many reasons not to be.

The reason I chose this emotion isn’t just about describing something, but also about sharing my experience—how I felt in that moment when I saw the ocean. Personally, I like to think of myself as an observer: whenever I experience little moments like these, my mind stops racing, and I observe things deeply, in complete tranquility.

H. W.-2^B-Liceo Scacchi
The feeling of QUIET reminds me of when my school friends and I decided to get together at a friend’s house to spend some time together. It was afternoon, and there wasn’t much noise—just the sounds we were making.

During the evening, we did all sorts of things, including playing video games and sharing a few snacks. The first thing we did was have a break in the living room, eating our favorite things, like potato chips and plum cakes. Afterward, we split into several groups to play our favorite game on the console—the multiplayer mode—and in the end, my team won by a narrow margin. By then, quite a bit of time had passed and we were tired, so we sat down to watch a popular Asian digitally animated movie. During the movie, while the others were watching, I began to reflect deeply on this evening with my friends, noticing the calm, familiar atmosphere that evoked a sense of QUIET in me and in all of us. In the end, we said our goodbyes and all went home, taking that feeling with us.

N. I.-1^D-Liceo Scacchi
I remember every morning when I get out of bed and feel light and serene. The morning is a fresh start and a new experience. Even if yesterday was terrible, the next morning is all new. SERENITY is like tranquility. When you feel tranquil, you also feel serene.

SERENITY exists everywhere: for example, when you’re alone you can feel serene, or when you’re reading a book or spending time with friends. Other examples: a cup of tea at sunset, the rustling of the wind through the trees, a moment of silence without distractions or phones. SERENITY doesn’t mean not having problems, like pain or anxiety. It’s the ability to embrace your emotions without being overwhelmed by them; it’s knowing how to slow down instead of rushing around aimlessly. SERENITY is the most precious treasure a person can have. You can’t buy it, but you can find it within yourself.

L. J.-2^H-Liceo Scacchi
I still remember clearly when I felt that YEARNING—I mean last year, when I set out on my pilgrimage to Mecca in Saudi Arabia for the first time in my life.Sometimes, when I think back on that last year’s trip, my heart swells and I still feel a little down: the only way to describe it is profound, unique, and at times YEARNING. That spiritual experience changed me profoundly: the beauty of Mecca is indescribable.

When I saw the majestic Ka’ba, with its black curtain and golden embroidery, my breath was taken away: it stood at the center of the Grand Mosque and left me speechless. Walking on the white marble, among millions of brothers and sisters from all over the world, instilled in me a strong sense of humility—of belonging to something greater than myself, that is, of feeling part of a broader humanity. In that sacred place, amid the intense light and the sound of prayers, I experienced a mix of emotions that I will never forget. On the one hand, I felt small in the face of God’s greatness; on the other, I felt a sincere hope I had never known before and an inner peace that made me feel whole.

And so, my initial shyness vanished, and I felt protected, welcomed, and—for once—confident in myself. The tears streaming down my face were not tears of sadness, but of gratitude, relief, and spiritual rebirth. I was awestruck by the wonder I felt at seeing so many different cultures united in that place by the same love and the same faith—it’s an emotion I cannot put into words. The true beauty of Mecca lies not only in the marvelous architecture of the Ka’ba, but in its deep significance, so special that it fills the heart of every Muslim with joy and serenity. Every step, every movement, made me feel part of something immense, something infinite. The combination of joy and serenity I experienced around the Ka’ba has forever changed the way I live my faith and my life. That journey was a unique experience that left a deep mark on my soul and that I will always carry with me, like a light guiding me into the future.

S. A. H.-3^E-Liceo Scacchi
It was a hot summer day when my mother decided to organize a trip to the theater because she was sure we would learn a lot. I didn’t understand what she meant—whether we’d learn some new behavior or experience as many emotions as possible. Still, I was so eager to learn so many new things!
When we arrived in front of the theater, I was overwhelmed by one particular sense of AMAZEMENT: first of all, the building was so large and majestic, like a palace. After going inside, I realized that the true beauty lay within, not on the outside. We took our seats and waited in silence for the show to begin: “Six Characters in Search of an Author.” The play is about six mysterious characters who suddenly interrupt the actors on stage, tell them they were created by an author who abandoned them, and ask to be let into the play so they can become real. After seeing this play, I couldn’t hide my AMAZEMENT because I loved the transition from the real world to the fictional one so much.

After returning home, the first thing I thought of was writing about this experience in my journal, because I don’t think I’ve ever seen anything that filled me with such AMAZEMENT. In the end, I can say that through this theater experience, I felt a new emotion and realized that the fictional world is so similar to the real world!

A. R. B.-1^E-Liceo Scacchi